Rubriche 1 minute 13 gennaio 2020

Caffè espresso: un rito planetario nato in Italia

Originarie di Caffa e trasportate dagli etiopi in Yemen durante le campagne militari del XIII secolo, le piantine di caffè risaliranno presto il Mar Rosso fino a raggiungere Mecca e Medina prima di essere diffuse in gran parte dell’Europa centrale grazie all’Impero Ottomano.

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Rito riflessivo, conviviale o energizzante comune a molteplici latitudini e culture, l’inarrestabile ascesa del caffè in tutte le sue forme proseguirà fino al contemporaneo, dove il consumo stimato è di circa 1,6 miliardi di tazze giornaliere. Un numero straordinario e delle tante bevande ottenute dall’ingrediente che secondo leggenda permise a Maometto di disarcionare quaranta cavalieri in battaglia e rendere felici altrettante donne sul talamo, il caffè espresso è una variazione sul tema particolarmente apprezzata. Specie dopo un lauto pasto a regalare un ultimo, persistente ed intenso aroma al palato e restituire linfa a pensieri e metabolismo grazie alla presenza di polifenoli.

Qualunque sia il momento della giornata, la tazza è cafè celebrata dalla canzone napoletana, raccontata dai monologhi di Eduardo De Filippo con un preciso disciplinare per gustarlo al meglio (pulirsi prima la bocca con un bicchiere d’acqua, metterne un cucchiaino sul bordo della tazza calda per non ustionarsi, berlo amaro, assaporare con attenzione e senza fretta) ed ovviamente legata alla storia dell’apposita macchina messa a punto da Moriondo e lanciata commercialmente da Luigi Bezzera nel 1901, è uno degli export italiani più noti e riconoscibili . Quasi un tratto somatico e identitario dalla prima colazione con lievitati agli intervalli pomeridiani a spesso irrinunciabile epilogo di pranzi e cene in ristoranti stellati MICHELIN. Indirizzi che al pari di alcuni grandi bar d’Italia da Brera al Vomero, utilizzano miscele selezionate (Jamaica Blue Mountain, Kopi Luwak, Kona da Kauai, Terre Alte di Huehuetenango solo per citarne alcune) e prodotti sostenibili da mono-piantagioni il cui sapore e profumo, a seguito di un’attenta e decisiva tostatura, è estratto dall’alta pressione di “gioielli” cromati ad alto impatto estetico e scenografico. Intuizione, quest’ultima, attribuibile ad Arduino che nel 1905 progetterà rapide ed eleganti macchine da caffè dagli inserti preziosi e materiali pregiati. Impostazione stilistica ripresa - soprattutto nel nuovo millennio - da botteghe dedicate al consumo di caffè espresso grand cru presenti in quasi tutte le metropoli internazionali

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