Selezione 1 minute 28 ottobre 2019

Sanbrite (si pronuncia come si scrive), o meglio: fattoria con cucina!

Se il leggero crepuscolo vespertino contribuisce a sfumare forme e colori, raggiunta una curva, un’insegna con la B pendente e la R mancante attirano la mia attenzione: la forza del marketing, penso…

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Ma è proprio il ristorante che cercavo, Sanbrite!
Per percorrere la stradina sdrucciolevole e con pendenza vertiginosa che mi condurrà definitivamente alla sua tavola, le gomme posteriori della mia auto avranno il loro bel da fare per garantire aderenza al terreno, ma per un ispettore del Bibendum è solo un’ulteriore occasione di sfida.
Dopo aver parcheggiato in uno spiazzo vicino alla strada per Misurina - vecchia mulattiera ormai in disuso, che costituì per tanto tempo l’unico passaggio per l’altra valle – eccomi giunto in questo intrigante locale, il cui sottotitolo potrebbe essere “fattoria con cucina”; la maggior parte degli ingredienti si pregiano infatti di essere prodotti nella azienda di famiglia: una malga a 1800 metri di altitudine, dove il blocco del traffico per inquinamento ha l’enfasi di un concetto astratto.
Il ristorante è validamente gestito da una giovane coppia: lui ai fornelli a dar vita a prelibatezze gastronomiche, lei - in sala - ad occuparsi dei clienti con competenza e con quella proverbiale simpatia propria alla sua città d’origine, Bologna. La cena è un susseguirsi di eccellenze: dal burro mantecato nella planetaria con una densità che ricorda la meringa fresca, alle succulente carni, nonché ai formaggi di produzione propria.
Una certa acidità in quasi tutte le preparazioni fa sorgere il dubbio che si tratti di un espediente da parte dello chef per ricordare all’ospite la possibilità di acquistare nella stanza accanto un formaggio da condividere – una volta a casa – con parenti ed amici.
Che sia un altro stratagemma?
Qualunque sia la risposta, per accertarvi della loro artigianalità, accogliete l’invito a visitare la cantina di affinamento: trovarne due uguali sarà un’impresa impossibile, perché ognuno è un pezzo a sé, con racchiusa una propria storia.
Giunto al termine della mia prova tavola, la classifico già come un’esperienza da ricordare con il sorriso sulle labbra e un indirizzo da condividere – un giorno – con un amico.
Anzi, no, perché aspettare? Lo faccio subito. Clic!

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