Selezione 1 minute 06 agosto 2019

Il Degusto Cuisine di Matteo Grandi: misura e rigore, gusto e fantasia

Storia di un giovane cuoco: qualche anno di apprendistato ed eccolo proporre non lontano da Verona una rimarchevole cucina che impressiona per equilibrio e maturità.

Fra le vetrine di San Bonifacio ce n’è una molto speciale, perché non si affaccia su vestiti o gioielli, ma su una cucina, visibile mentre camminate sul marciapiede di via Camporosolo. Ai fornelli c’è un cuoco classe 1990, eppure i suoi collaboratori sono tutti più giovani di lui. Stiamo parlando di Matteo Grandi e del ristorante Degusto Cuisine, una delle realtà più interessanti del Veneto. Realtà, non promessa, perché i piatti di Matteo mostrano una rimarchevole maturità, uno stile preciso e una personalità già sicura e definita, a cui è arrivato dopo neppure tre anni di lavoro nel suo ristorante, aperto in seguito ad un apprendistato condotto essenzialmente all’estero, dalla Cina all’India, passando per il Kuwait (ma non pensiate che i suoi piatti siano meno italiani!), per accendere infine i fornelli a San Bonifacio, in provincia di Verona, non lontano dalla natia Vicenza.
Idee, parole e piatti: tutto ha una collocazione ben precisa nel mondo gastronomico del giovane cuoco, che snocciola le sue convinzioni con navigata sicurezza. La cucina deve essere sana, non solo buona – sostiene placido ma determinato. Pochi grassi quindi e spazio ai sapori, in genere pochi e ben distinti nei piatti, senza eccessi e sbavature. Tanti assaggi ci hanno svelato una tecnica precisa, talvolta sofisticata, non però impiegata per essere originali ad ogni costo o stupire con vuoti artifici, ma per rendere il piatto più buono e gustoso. Un’ovvietà – penserete – ma sapete quanto il desiderio di personalizzare i piatti, di farli uscire firmati dalla cucina, pronti per essere fotografati più che consumati, a volte faccia dimenticare che si va al ristorante innanzitutto per mangiare!
La sala è moderna, il servizio professionale ma non ingessato, pronto a diventare informale ed amichevole al momento giusto: non siamo in un tempio in cui si celebra una liturgia, ma in un luogo di benessere. La carta rafforza quest’impressione: mai inutilmente prolissa, contiene un sobrio elenco di prodotti, che lascia già intendere la compostezza e il rigore dei piatti che seguiranno. Neppure il finale tradisce questa impostazione: i dolci sono freschi, alcuni classici, altri innovativi, con tanto spazio per frutta, verdura, sorbetti e gelati.

Selezione

Segui la Guida MICHELIN sui social per aggiornamenti e informazioni dell'ultima ora.