Prima di compiere 30 anni, Mattia Pecis da Clusone ha raggiunto quello che molti chef inseguono per una vita intera; l’accoppiata macaron MICHELIN e premio speciale: “Alla cerimonia mi sono emozionato così tanto da restare senza parole e credo che questo sia stato percepito dalla platea” sorride l’executive chef dell’insegna ubicata nel porticciolo della celebre località ligure. “Sono arrivato al ristorante cinque anni fa e siamo cresciuti in parallelo. Ho visto il posto evolversi, cambiare e prendere forma esattamente come l’avevo immaginato fin dal primo giorno. Sono infinitamente grato alla MICHELIN per aver compreso e riconosciuto il nostro percorso e naturalmente lo sono anche a chef Cracco che sin dal primo giorno, mi ha concesso la libertà di esprimermi e portare avanti le mie idee. Questo approccio mi fa pensare ad un’altra considerazione che non sono riuscito a dire sul palco: dedico il premio a tutti i giovani d’Italia perché possano credere in sé stessi e perché venga data loro fiducia, lasciandoli creare, sperimentare e anche sbagliare”.
Dallo sguardo sincero alle parole misurate passando per la capigliatura rock n’ roll, Pecis ha l’aura del ragazzo d’oro; rassicurante, giocoso e scanzonato. Sulle sue pagine social invoca la rivoluzione sostenibile e nel corso dell’intervista rivela come essere giovani sia “bellissimo!! Non credo ci sia nulla di meglio. La testa è sempre piena di idee, di sogni e tutto questo serve a renderci consapevolmente felici”. Nato nel 1996 in provincia di Bergamo, lo chef di Cracco Portofino non ha mai guardato al futuro con paura puntando invece su realismo consapevolezza. “Premettendo che valori quali impegno e serietà devono sempre essere al centro di tutto, l’approccio mi ha permesso di sognare prendendo atto della fortuna di avere ancora tanti anni davanti. La considero una motivazione per dare il massimo e realizzare ciò che desidero”. Godi fanciullo stato soave.
Citazioni poetiche a parte ed al netto dell’attitudine coraggiosa e positiva supportata delle imprescindibili capacità tecniche che l’alta cucina richiede, Pecis ha assorbito nel suo modus operandi il senso del luogo in cui sorge l’insegna, relazionandosi con le persone che vi lavorano e dando contestualmente importanza all’ecosistema locale: “Sono partito da zero, avvicinandomi al territorio con rispetto e coinvolgendo pescatori, agricoltori del nostro orto, artigiani che ci aiutano a creare i piatti, raccoglitrici di erbe selvatiche. Ognuno - anche con un piccolo contributo - porta qualcosa al ristorante ed io cerco di ricambiare l’impegno creando piatti che raccontino le loro fatiche e valorizzino al massimo la materia prima”. Tra le abitudini acquisite da Cracco Portofino c’è il controllo settimanale dell’orto “per seguire da vicino come tutto cambia in pochi giorni” e l’immancabile passeggiata mattutina sul molo di Portofino prima di entrare in cucina alle 8:45. “A questo punto preparo il caffè per tutti i ragazzi ed insieme aspettiamo i primi pescatori che arrivano da noi con il pesce fresco. Lo lavoriamo subito e lo appendiamo nella cella di frollatura”. Poco dopo è tempo di selezionare le verdure appena raccolte e se avanza qualche ora libera dopo il turno del pranzo, Pecis si concede un tuffo in mare o un’escursione in kayak. “Queste attività servono per rigenerare le idee prima di rimettersi in moto alle 17:30 per il servizio serale”. Allacciato il grembiule ben stretto, Pecis monta al pass e prima d’iniziare il servizio c’è sempre un briefing “in cui discutiamo delle prenotazioni, delle intolleranze e delle eventuali criticità. Qui comincia la parte più bella: il servizio. L’adrenalina sale a mille e le nostre emozioni escono piatto dopo piatto. A fine serata si pulisce la cucina tutti insieme e salutati gli ultimi clienti, facciamo un piccolo briefing finale prima di andare a riposarci in vista di un’altra incredibile giornata”.
La gestione di tutto dal personale ai produttori, “sapendo che singola azione o dettaglio della giornata deve combaciare alla perfezione con i risultati”, mette addosso una bella dose di pressione che Pecis sembra gestire con la maturità di un veterano. “Questa è la parte più difficile del mestiere mentre l’aspetto appagante è vedere la felicità delle persone. Provo inoltre una grande soddisfazione quando l’idea di un piatto, magari pensata per mesi, trova finalmente la sua forma, l’abbinamento giusto ed il modo corretto di servirlo”.
La sensibilità culturale e culinaria di Pecis - il cui excursus professionale ha avuto Carlo Cracco e Norbert Niederkofler come mentori - si evince anche dalla sua visione del fine dining: “Ogni periodo storico della cucina ha tendenze e stili che nel tempo, si evolvono e si trasformano. Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un cambiamento più radicale in cui il concetto sta nuovamente mutando pur restando fedele alle sue radici. Noto oggi una maggiore consapevolezza verso la materia prima – sottolinea Pecis - ed una ricerca di piccole realtà capaci di offrire il meglio ogni giorno. In passato invece, si tendeva ad acquistare gli stessi prodotti dagli stessi fornitori che rifornendo altri ristoranti di alto livello, creavano di fatto una materia prima standardizzata. Va infine tenuto a mente come il cliente non cerchi solo buon cibo, quanto un’esperienza a 360° con la speranza di emozionarsi anche attraverso il semplice racconto di come una fragola è arrivata nel piatto e di chi l’ha coltivata”.