Michelin Guide Ceremony 3 minuti 02 gennaio 2026

Al Madrigale di Gian Marco Bianchi conquista la stella ed il MICHELIN Opening of the Year

Presentato da Pentole Agnelli, il premio per l’apertura dell’anno ha consacrato le abilità dello chef Gian Marco Bianchi che ha condotto il ristorante Al Madrigale – Nuova Cucina Rurale, al primo macaron.

Apertura dell’anno e prima stella MICHELIN. Con la doppietta per mano del talentuoso trentenne Bianchi, l’insegna di Tivoli alle porte di Roma in cui sorgono le magnifiche Villa Adriana e Villa d’Este, è immediatamente diventata uno degli indirizzi più ambiti d’Italia. Ospitato all’interno di un’affascinante palazzo medievale - dove la scala a chiocciola conduce nell’elegante sala abbellita da cementine liberty e tavoli in castagno – il ristorante propone a detta degli ispettori MICHELIN “un viaggio culinario che reinventa i sapori della terra in chiave contemporanea tramite un menù degustazione, oppure attraverso il percorso da quattro portate a base di piatti quali il raviolo del pastore con ricotta di pecora e jus d’agnello e l’agnello alla brace “cacio e ovo” con zabaione servito a lato che è pura poesia da gustare”.

Al Madrigale | Nuova Cucina Rurale - Interno
Al Madrigale | Nuova Cucina Rurale - Interno
Al Madrigale | Nuova Cucina Rurale - Matteo LIPPERA
Al Madrigale | Nuova Cucina Rurale - Matteo LIPPERA

“Il premio e la stella MICHELIN sono una grande iniezione di fiducia per tutti noi – racconta Bianchi – e credo che questi importanti riconoscimenti siano legati ad alcuni valori ed abitudini precise. Prima di tutto serve tanta passione per mantenere la qualità nel tempo ed è altrettanto importante avere curiosità e volontà di esplorare nuove idee, senza accontentarsi delle soluzioni più semplici. A questo si affiancano umiltà, disciplina, capacità di ascoltare, integrità e perseveranza”. Secondo lo chef è essenziale agire con coerenza, rimanendo fedeli alla propria visione superando gli inevitabili momenti negativi.
Nativo di Tivoli a cui ha regalato la prima stella gastornomica, Bianchi spiega di aver scelto il mestiere di cuoco “per potermi esprimere attraverso il cibo e dare forma concreta alle mie idee tramite la manipolazione delle materie prime: “Per me la cucina è un linguaggio ed un luogo che intreccia creatività, tecnica e memoria. Sono sempre felice d’imparare e di far vivere un’esperienza a chi siede di fronte a un mio piatto”. Alle nuove leve che sognano d’intraprendere la professione, lo chef consiglia di prepararsi, non smettere mai di apprendere e soprattutto di non arrendersi. “Ai fornelli – precisa - non basta la tecnica; occorre mettersi in discussione portando nell’ambiente di lavoro curiosità e disciplina e comunicando attraverso il cibo. Credo che ogni piatto debba raccontare gusto, idee e ricordi di chi lo ha preparato”.

Costanza ed impegno sono sempre e comunque condizioni esistenziali per chiunque scelga di lavorare in cucina: “Decisamente. La mia giornata tipo è lunga ed inizia presto con il controllo degli ingredienti; in primis verifico la qualità degli arrivi e scelgo cosa utilizzare e cosa no. Poi passo alla preparazione della mise en place, organizzando la linea e preparando le basi che serviranno per il servizio. Nel pomeriggio lavoro su rifiniture, assaggi, aggiustamenti ed alle 18:00 effettuiamo un briefing con tutto lo staff. L’arrivo del servizio è sicuramente la parte più intensa e ricca di adrenalina della nostra giornata di lavoro, in cui tutto deve essere scandito da tempistiche precise e minuziosi controlli. A fine serata chiudiamo le stazioni di lavoro, puliamo, prendiamo appunti su cosa ha funzionato e cosa possiamo migliorare e quindi effettuiamo gli ordini per il giorno seguente. È una routine intensa, ma è proprio questo che la rende bellissima”.


Al Madrigale | Nuova Cucina Rurale
Al Madrigale | Nuova Cucina Rurale

Interpellato dalla Guida MICHELIN su quali siano gli aspetti più complessi del mestiere, Bianchi spiega come le cucine professionali richiedano velocità, precisione e resistenza. “I turni possono essere lunghi, spesso in piedi, con orari che includono sere, weekend e festività. Ogni servizio è un banco di prova in cui bisogna rispettare tempi stretti, coordinarsi con la brigata, gestire imprevisti e mantenere sempre un alto livello qualitativo. Questo è un mestiere totalizzante – precisa Bianchi - ed il tempo per sé, per la famiglia o per gli amici può ridursi molto, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza. È infine necessario mantenere elevati livelli di attenzione perché ogni piatto rappresenta il lavoro non solo del cuoco ma dell’intero gruppo di lavoro; un errore può compromettere l’esperienza del cliente, la reputazione del locale e l’equilibrio della brigata”. Per contro – prosegue - vedere la reazione positiva dei clienti, ricevere complimenti o semplicemente sapere di aver dato emozioni attraverso un piatto è profondamente gratificante. Per chi ha piacere di ampliare i propri pensieri, il mio lavoro non smette mai di insegnare. Parlo di materie prime, culture gastronomiche, tecniche, stagioni; un cuoco è sempre in evoluzione e la cucina è una piccola comunità caratterizzata da un’energia unica scandita da collaborazione, fiducia e obiettivi condivisi. Per quanto mi riguarda c’è un piacere quasi artigianale nel prendere un ingrediente grezzo e portarlo ad un livello superiore, valorizzandolo e rispettandolo. La mia è una cucina ecumenica dal punto di vista dei ricordi che deve far rievocare, e lo è anche nei sapori che cerco far percepire. L’obbiettivo è creare proposte che sappiano rassicurare e sorprendere, raccontando il territorio ispirandosi alle sue radici ma senza essere prigioniero di esse”.

Conscio della propria abilità e dedizione oltre che dello spessore del progetto avviato assieme al bistellato Daniele Lippi del ristorante Acquolina di Roma, Bianchi puntualizza come il riconoscimento era solo parzialmente atteso: “Da una parte ci speravamo fortemente perché abbiamo lavorato con una cura quasi maniacale proprio per arrivare a questo risultato. Ogni scelta, ogni dettaglio, ogni prova era orientata li, quindi sarebbe ipocrita dire che non sperassimo nella stella. Dall’altra parte, quando i premi arrivano per davvero ci si sente spiazzati. È una sorpresa che ti prende allo stomaco, come se all’improvviso tutto il lavoro fatto si materializzasse davanti a te. Quindi sì ci avevamo creduto, ma vederlo diventare realtà è stata comunque una meraviglia. Vedersi poi riconosciuti due premi così importanti come il macaron MICHELIN ed il MICHELIN Opening of the Year Award, è un’esplosione di gioia che ha riconosciuto il lavoro di squadra ed i nostri intenti comuni”.

Al Madrigale | Nuova Cucina Rurale

Tivoli, Italia
€€€ · Regionale, Moderna

Michelin Guide Ceremony

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