Se poi si aggiunge il fatto che la gestione della struttura è una questione di famiglia, il gioco è fatto. A guidare la cantina e a produrre il vino oggi ci pensa Danilo Flakus (considerato tra i migliori viticoltori sloveni), mentre il figlio Aleš Flakus è il manager del ristorante che, dalla scorsa estate, vede come chef il serbo Miloš Stamenković.
Ma andiamo con ordine. La viticoltura è praticata nel nord della Slovenia dal 1139: anno in cui i Benedettini presero in mano questa attività. Tra il 1130 e il 1135 infatti, la tenuta intorno a Jarenina venne donata alla chiesa che la assegnò al monastero di Admont: acquisti e donazioni permisero alla proprietà di ingrandirsi tanto che i monaci ottennero anche il possesso dei vigneti di Železne dveri e Kapela.
All’epoca il vino prodotto dai benedettini era portato con i carri in Austria per la commercializzazione: del resto, nel Medioevo, il vino era la principale fonte di reddito e i monaci benedettini dell’abbazia di Admont erano grati dei possedimenti di Jarenina e delle donazioni ottenute nel corso dei secoli così da decidere di ristrutturare il maniero per renderlo uno dei luoghi vinicoli più suggestivi della Slovenia. La tradizione venne interrotta prima della Seconda Guerra Mondiale e fu ripresa come Dveri Pax nel 2002.
All’interno della storica struttura del 1573 in cui i monaci vivevano e producevano vino, oggi si trovano la sala degustazione e il punto vendita di Dveri-Pax, oltre al ristorante situato nell’ex cantina e vocato a una cucina di territorio che ha aperto nel 2019. L’ambiente è accogliente con volte in mattoni, archi, elementi in legno come tavoli in quercia, mentre i menù propongono cinque, sei o sette portate.
Un grande orto è luogo di approvvigionamento di buona parte della frutta e della verdura che occorre al ristorante durante l’intero corso dell’anno: il resto viene acquistato da produttori locali. E così ecco crescere dalle carote ai pomodori, e poi mele, mango, limoni, fragole, cetrioli e la zucca i cui semi, in questa zona della Slovenia, sono utilizzati per produrre il pregiato olio, vero condimento della tradizione.
Per arrivare all’orto, proprio vicino al ristorante, si passa sotto un enorme tiglio (simbolo dell’identità slovena) che in estate è luogo ideale in cui sostare per una cena all’aperto al riparo dalla calura estiva. La porta di ingresso del ristorante che dà sul giardino è invece circondata da una vecchia vite di Isabella, varietà dal sapore di fragola ideale da pasto, tant’è che qui è spesso utilizzata per i dessert.
Con Miloš Stamenković in cucina lavorano altre tre persone per una proposta culinaria studiata per accompagnare al meglio i vini dell’azienda. Tra i piatti proposti ecco: Celery, pumpkin e mushroom; il delicato Sturgeon con cauliflower e pear; Muscat pampkin; Rabbita, tarragon, butter; Pork cheeks, tomato and fennel; Venison, parsnip, raspberry; Asimina, meringa, grapes. Tra i fornitori locali anche la macelleria Kodila (alcuni prodotti sono in vendita nello shop della cantina) di Murska Sobota le cui carni e i cui salumi sono un vanto per l’intera Slovenia.
E restando in tema enologico, sui 73 ettari di vigneti, suddivisi tra i migliori terreni di Jeruzalem, Kapela e Radgona e Maribor, Dveri-Pax produce differenti tipologie di vino: vini spumanti, tra cui il Dp Brut Furmint; vini da dessert e le linee Benedict e Admund (quest’ultima caratterizzata da vini di singolo vigneto) tra cui Pinot Noir, Sauvignon, Pinot Gris, Chardonnay e ancora Šipon Furmint e Blaufränkisch.
Il Furmint è uno dei vitigni più antichi di questa regione e si stima che sia arrivato qui centinaia di anni fa. Una curiosità: il nome locale – Šipon (“pecora”) venne dato quando i soldati francesi, mentre occupavano questi luoghi, lo assaggiarono e commentarono: “Mhmm, c’est si bon”.
Dopo un lavoro di reimpianto delle vigne avvenuto all’inizio degli Anni Duemila, Dveri-Pax oggi produce 350 mila bottiglie l’anno che sono vendute in Slovenia, Austria e nel resto d’Europa oltre che in Usa e in Cina: vini rossi (20%) e bianchi eleganti (80%), equilibrati, espressivi del territorio e, anche per questo, premiati con numerosi riconoscimenti.